Blockchain - Filiere tecnologiche

Oscar Paolo Legnani

 La Filiera 4.0, che definiremmo “iper” Tech, è un punto di arrivo, punto al quale, come studio legale verticalizzato sull’Innovazione, abbiamo l’entusiasmo di lavorare per progetto innovativo, al fianco di competenze ed eccellenze ingegneristiche e multidisciplinari. 

Ci sono, però, passaggi intermedi che, in ogni caso, migliorano l’attuale sistema delle filiere “analogiche”, ossia quelle tradizionalmente fondate sui processi di certificazione cartacea, trasposta in database modificabili. 

Non è, però, esperienza così rara che queste Filiere disilludono, semplicemente analizzando l’inverosimile rapporto, sproporzionato e quindi fasullo, tra volumi prodotti e materia prima di partenza a disposizione. 

Sicuramente, la Filiera, che definiremmo “light” Tech, è un primo esempio evolutivo, con il pregio di rendere immodificabili le dichiarazioni di autocertificazione o di adempimento corretto attraverso l’utilizzo della Block Chain, verso la quale inviare i dati.

 Ma i dati sono ancora raccolti manualmente e le dichiarazioni di base ancora rimesse agli stessi soggetti in conflitto di interesse nel far emergere eventuali “bug”. 

Non si può, pertanto, che aumentare l’introduzione della tecnologia:

la “sensoristica” intesa come strumenti tecnologici che raccolgono dati reali e li trasmettano ad un data base; 

  • una “piattaforma IoT” ad accesso multiplo, che funga da raccolta e lettura dei dati, oltre che essere connessa al Data Base; 
  • l’applicazione dell’AI, con algoritmi di validazione, a doppia o tripla verifica nell’incrocio dei dati e risultati provenienti dalle diverse fonti/processi reali di lavorazione; 
  • la notarizzazione in “Block Chain”; 
  • l’emissione di “certificati digitali” su base notarizzata e validata dagli algoritmi; 
  • l’introduzione degli “smart contract”, software autoeseguibili di obbligazioni contrattuali di semplice interpretazione.
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