Il sovraindebitamento del consumatore e dei piccoli imprenditori

Un’altra sentenza a favore delle PMI non fallibili e del consumatore: sempre più interessante lo strumento che tutela dal sovraindebitamento.

La mancata omologa del Piano del consumatore non esclude la possibilità di comporre la crisi convertendo la procedura in accordo con i creditori.

La legge n. 3 del 27 gennaio 2012 ha introdotto la possibilità per i consumatori ed i piccoli imprenditori che abbiano accumulato debiti ingenti, di ristrutturare gli importi degli stessi ricorrendo ad apposite procedure c.d. di esdebitazione.
Tali procedure si sono rivelate in questi anni particolarmente favorevoli per il soggetto indebitato in quanto hanno spesso comportato un notevole vantaggio economico. Si osservino a tal proposito due esempi di “Piano del Consumatore” omologati rispettivamente dai Tribunali di Napoli e da quello di Busto Arsizio.
Nel primo caso il Tribunale di Napoli, con decreto del 28/10/15 ha omologato un piano del consumatore per esdebitazione con una somma di 138.000, (213 rate da 650 euro) relativo ad una situazione debitoria originaria di 258.000 euro.
In precedenza il Tribunale di Busto Arsizio, con decreto 15/9/2014 aveva omologato un piano del consumatore per 11.200 euro, a fronte di tributi non pagati ad Equitalia per un ammontare debitorio di 87.000 euro.
Al di là del lato puramente economico vediamo ora quali sono i presupposti necessari ai fini dell’ammissibilità a queste procedure sono dal punto di vista soggettivo ed oggettivo.
Possono ricorrere alla predetta procedura tutti i soggetti, persone fisiche, società, enti, che:
– non svolgono attività d’impresa (professionisti, altri lavoratori autonomi, artisti);
– sono imprenditori commerciali non assoggettabili alle procedure concorsuali in quanto non dotati dei requisiti dimensionali previsti dall’art. 1 L.F.;
– sono imprenditori o enti privati non commerciali;
– sono imprenditori agricoli;
– sono “start-up innovative”, indipendentemente dalle loro dimensioni;
Inoltre, tra i soggetti legittimati al ricorso alle procedure di sovraindebitamento vi è il consumatore, definito dall’art. 6 L. 3/2012 come “ debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni prevalentemente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.
Il presupposto oggettivo della procedura viene individuato nella presenza di una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (art. 6 c.2 L.3/2012).
La normativa ha previsto tuttavia una differente disciplina qualora soggetto della procedura sia un c.d. debitore non fallibile, piuttosto che un debitore civile (consumatore).
La principale differenza tra le due tipologie di procedure è ravvisabile nel differente ruolo rivestito dal giudice che nella procedura prevista per i soggetti dell’art. 10 e ss., può omologare l’accordo di esdebitazione, qualora sia stata verificata la fattibilità del piano e sia stato conseguito l’accordo della maggioranza (60%) dei creditori; a questo proposito recente giurisprudenza in materia ha dimostrato come il giudice non debba tenere conto dell’effettivo grado di soddisfacimento del debito assunto, ma si limiti a verificare la fattibilità e la legittimità del piano stesso.
Un ruolo differente è assunto dal giudice nel caso di procedura relativa a consumatore, poiché in questo procedimento (ex. art.12 bis e ss.) non è richiesta alcuna maggioranza dei creditori quale condizione necessaria all’ammissione del piano, bensì la positiva valutazione del giudice in merito alla fattibilità dello stesso, basandosi sulla apposita relazione dell’O.C.C.., sui presupposti del debito e sulla meritevolezza del consumatore. Proprio in ordine alla valutazione della meritevolezza del consumatore/debitore, il giudice può escludere il soggetto che secondo l’art. 12-bis c.3 “ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero che ha colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali”.
Non è necessaria la par condicio creditorum, che non è dunque da ritenersi vincolante: il “piano del consumatore” riveste carattere atipico rispetto alle altre procedure concorsuali in quanto ai fini dell’omologa non è necessario il consenso dei creditori ma rileva solo la valutazione del giudice circa la fattibilità della proposta e la meritevolezza della condotta del debitore .
Un caso analogo a quello decritto sopra è stato il presupposto per la recente sentenza del Tribunale di Cagliari ordinanza 11.05.2016, che ha accolto la domanda subordinata di convertire la proposta di “piano del consumatore” in “accordo con i creditori”, stabilendo che in caso di rigetto da parte del giudice del “piano del consumatore”, se sussiste il consenso del 60% dei creditori, l’istanza di omologa non può essere rigettata dal giudice.
In particolare il giudice in prima istanza aveva negato alla parte debitrice l’omologa del “piano del consumatore” in quanto:

“[…]sussistono, ad avviso di questo giudice, le circostanze ostative all’omologa del piano, ovverosia l’aver colposamente determinato o comunque notevolmente aggravato il proprio sovraindebitamento, mediante l’assunzione, quantomeno dal 2012, di obbligazioni da parte del consumatore senza che vi fosse la ragionevole prospettiva di poterle adempiere”..

Tuttavia tale valutazione è stata rivista dal Tribunale in sede d’impugnazione dell’ordinanza di diniego, stabilendo che:

“Alla luce di questi argomenti, ritiene il tribunale non sussistere alcuna ipotesi di inammissibilità per il caso in cui, presentata una proposta di piano del consumatore, e non omologato il piano, il debitore si determini a perseguire una diversa modalità di composizione della crisi mediante un accordo con i creditori. La domanda può essere proposta tanto con ricorso autonomo e successivo al diniego dell’omologa, quanto con il medesimo ricorso con il quale è stata presentata la proposta di piano, subordinatamente al diniego di omologa, non risultando alcun impedimento e divieto processuale, a patto che sussistano sin dall’inizio tutti i presupposti ed i requisiti di legge per accedere alla procedura chiesta in subordine[…]”.

Il provvedimento citato apre dunque una via d’uscita per il debitore: in caso di rigetto dell’omologa del Piano del Consumatore, il sovraindebitato può presentare la richiesta al giudice di convertire lo stesso piano in proposta di accordo con i creditori.
In particolare la pronuncia del Tribunale di Cagliari stabilisce che il consumatore può presentare alternativamente un Piano del Consumatore ex. art. 7 comma 1 bis L. N. 3/2012 oppure, qualora il Giudice adito non omologhi il piano, in prima istanza o in via subordinata, un Accordo con i creditori ex. Art. 9 c.1 della stessa Legge.
La decisione del Tribunale stabilisce così quale debba essere il rapporto tra le diverse procedure di composizione della crisi e la differente considerazione della condotta del debitore nelle due procedura: se nel Piano del Consumatore, non essendo necessario l’accordo dei creditori, la valutazione circa la meritevolezza spetta esclusivamente ed autonomamente al giudice, al contrario nel giudizio sull’omologa dell’accordo con i creditori il ruolo del giudice risulta limitato proprio per via del coinvolgimento diretto dei creditori nel raggiungimento dell’accordo, ovvero per via del manifestarsi di una precisa volontà negoziale delle parti.

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